BMW HP4 Race. L’ha provata Luca Salvadori.

Senza compromessi, unica nel suo genere.
È la BMW HP4 Race, il concept che, con i suoi 158 kW (215 CV) di potenza e una leggerezza straordinaria – solo 146 kg di peso, grazie al telaio e ai cerchi interamente realizzati in fibra di carbonio –  è pensato esclusivamente per aggredire la pista.

Per conoscere meglio la moto più esclusiva mai prodotta da BMW Motorrad, nulla è più esaltante del racconto di uno che in pista l’ha spinta a fondo, cercandone i suoi limiti. È Luca Salvadori, quest’anno impegnato nel Pirelli National Trophy 1000 Superbike, dove utilizza sia la BMW HP4 Race sia la BMW S1000RR 2019 (e la sorella 2018). Luca è il “pilota youtuber”, bravo tanto in pista quanto sui social, dove ogni suo post e video ottiene centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Raccontaci la tua prima volta in sella alla BMW HP4 Race. Cosa ti ha colpito?
L’impressionante differenza di velocità nei cambi di direzione e, in senso buono, la sensazione di completa rigidità del telaio: ho percepito come mai prima tutto quello che succede sotto le ruote.

Descrivila in tre aggettivi.
Leggera, emozionante, esotica. Esotica perché fatta con materiali e processi produttivi molto particolari.

Quali sono i particolari tecnici più significativi?
È straordinario come si sente ogni regolazione che si va ad apportare, anche se minima. In molte moto, le modifiche sono mascherate dal telaio in alluminio. È veramente precisa nella guida, nella direzionalità e nell’inserimento in curva. Ma è anche una moto che perdona meno: non è per tutti.

Scopri l’analisi tecnica di Salvadori

Dopo le due prime prove sei terzo in classifica. Cosa ti aspetti dalle prossime gare?
Nella prima abbiamo avuto problemi burocratici con la federazione, che non ci ha permesso di correre con la HP4 Race e quindi all’ultimo abbiamo dovuto mettere in pista la vecchia BMW S1000RR 2018, assemblando i pezzi in extremis. Nonostante questo, ho portato a casa il quarto posto. Al Mugello ho corso per l’ultima volta con la BMW S1000RR 2018: è stato il suo canto del cigno, con una straordinaria pole e il secondo posto in gara. Ma a Imola correrò finalmente con la HP4 Race. Inutile nasconderci. Si va per puntare alla vittoria, di gara e a fine campionato. Sarà un pelo complicato, perché la concorrenza è altissima, ma non abbiamo paura.

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Hai successo in pista ma anche sui social. Come è nata questa passione?
Lo dico sorridendo, ma mi ha dato più visibilità un anno di video su Youtube che una carriera in sella. Diciamo che in un mondo dove per correre bisogna fare conto con budget importanti, il fatto di coniugare moto e social ha fatto diventare tutto molto più semplice. Mi piace raccontare quello che c’è dietro la vita di un pilota, senza filtri, trasmettendo particolari tecnici, adrenalina e tanta emozione. Lo aveva già fatto Alberto Nasca, mio grande amico, ma io sono stato il primo pilota professionista a fare certi numeri.

A proposito di numeri, ogni pilota ha il suo. Il tuo è il 23. Perché?
Nei primi anni non avevo un numero fisso, ma saltavo tra il 27, il 13, il 17 e il 23. Con quest’ultimo ho vinto la prima gara. Da lì in poi non l’ho più abbandonato.