Elogio della lentezza.

C’è un piacere molto sottile. Una sensazione che forse avrete provato anche voi, qualche volta. Avere sotto una BMW potente, eterno boxer o quattro in linea che sia, che rappresenta l’evoluzione più perfetta della tecnologia motociclistica. Sapere che basterebbe girare la manetta con un po’ di vigore per scatenare squadriglie di rombanti cavalli. E invece non lo fate. Sì, perché la moto è fatta anche per andarsene a zonzo, con calma. A passo moderato, tutt’uno col paesaggio circostante, in perfetta sintonia con i propri pensieri.

Si entra in una sorta di meditazione in movimento – sensazione che solo le due ruote possono dare – in cui il borbottare sommesso del motore, il fruscio dell’aria, quel procedere fluido come su un tappeto volante, quasi in un sogno, diventano ritmo interiore e capacità di astrazione. Fuga ma allo stesso tempo anche immersione nello spazio circostante. È in questi momenti, attraversando un paesino o risalendo una valle alpina, che la moto permette di fare parte del paesaggio, di “vedere” la geografia fisica e umana con cui veniamo a contatto. Suoni, colori, profumi: in moto si entra davvero in un luogo, con la sensazione, o l’illusione perlomeno, di capirlo, per un attimo. Di esserci davvero. A bassi giri e con l’animo in ascolto. Anche questa è filosofia del viaggiare. Per conoscerci meglio, in fondo. Quando poi, poco più su, indoviniamo tre o quattro curve ben raccordate, la strada libera. E allora via, pronti a dare di gas e dimenticarci.