La mia esperienza sulla BMW F 850 GS.

Ci sono quelli che – come canterebbe Jannacci – sono “nati” in sella. E quelli che hanno cominciato un po’ più grandicelli. Quelli che in moto sono saliti seguendo le orme di un famigliare, e quelli che invece lo hanno fatto per sfidare i divieti di famiglia. Adele Innocenzi fin da piccolina ha seguito la passione di suo papà, guidando su “strade bianche” motociclette.

Ma a far sul serio ha cominciato a 27 anni, per gioco. “Scommettiamo che in un anno riesco a saltare con la moto da cross?”. E così è andata, dando il via a una carriera sportiva di tutto rispetto, con piazzamenti importanti nelle competizioni nazionali e partecipazioni ad eventi internazionali. Ma Adele non è una che si ferma, mai. L’ultima sua scommessa si è chiamata International GS Trophy. Un annuncio su Facebook che sponsorizzava le selezioni italiane le ha fatto accendere la lampadina. “Perché non provarci?”. Detto, fatto.

Mi sono presentata al castello di Rivalta lo scorso luglio, alla selezione del team maschile, e sono arrivata quarta assoluta tra 50 partecipanti. Da lì BMW mi ha invitata a partecipare alle selezioni del team femminile che si sono svolte ad ottobre in Andalusia”.

Raccontaci come è andata.
È stata un’esperienza bellissima, per me tutta nuova. Venendo dal mondo del motocross, cimentarmi sulla GS (la F 850 GS, la moto ufficiale del GS Trophy) mi ha messo a dura prova e mi ha elettrizzato. È una moto pesante e leggera allo stesso tempo, forte di carattere, che ispira fiducia e regala un feeling bellissimo, infondendo tanta sicurezza. E poi è divertentissima da guidare anche in strada.

Quali prove hai dovuto affrontare?
Sono stati tre giorni molto impegnativi, con prove via via di difficoltà crescente. Ci siamo ritrovate all’Enduro Park in Andalusia, ricavato in un’antica cava, e il primo test è stato montare nel minor tempo possibile la ruota anteriore. Nei tre giorni abbiamo poi svolto molte prove di guida: fuoristrada, su tronchi e guadi senza poter appoggiare i piedi, salite, discese. Esercizi sfidanti anche dal punto di vista fisico. Ci siamo anche concesse splendidi long run tra le montagne andaluse. Il terzo giorno si è svolta la prova finale, con un mega circuito che ha riassunto tutte le difficoltà delle giornate precedenti.

Agonisticamente, com’è andata?
Sono arrivata quattordicesima, su 31 ragazze provenienti da ogni continente. Il livello medio era molto alto, ogni nazione ha portato il meglio. Mi sono fatta valere, ma purtroppo non sono riuscita a rientrare nelle 6 ragazze selezionate per gareggiare in Nuova Zelanda.

Peccato, ma più che vincere, è importante viverle a fondo, le passioni. Adele è rientrata a San Vito di Narni, in Umbria, dove vive. E dove, ci scommettiamo, continuerà a divertirsi tra enduro e motocross.